agg. 31/05/20


Biografia Sergio Maldini

Sergio MaldiniNacque a Firenze il 9 maggio 1923 da Edgardo, cesenate, e da Maria Paulovich, dalmata. La mobilità professionale del padre, funzionario dell’Intendenza di Finanza, segnò l’infanzia e la fanciullezza di M. che, dopo i primi studi presso gli scolopi di Firenze, frequentò il Ginnasio liceo Melchiorre Delfico di Teramo e, dal 1937, a Udine, dove la sua famiglia risiedette fino al 1950, il Liceo Iacopo Stellini. Al periodo udinese risale il «radicamento elettivo» (Simoncelli) di M. nel Friuli, dove volle vivere i suoi ultimi anni. I tempi del liceo, e poi degli studi universitari alla Facoltà di giurisprudenza di Trieste, furono decisivi per la sua formazione: il 1938 fu per lui come per molti suoi compagni lo spartiacque che determinò una sempre più decisa presa di distanza politico-culturale dal regime, alimentata da letture semiclandestine: Hemingway, Joyce, Pavese, Keynes, Marx. Al 1939 risalgono le sue prime prove letterarie.Nel 1941 riuscì a pubblicare una sua novella su «Il Piccolo»; dall’anno successivo su quello stesso quotidiano e poi su «Il Popolo del Friuli» di Udine e su «La Nazione» di Firenze comparvero numerosi suoi interventi di terza pagina: elzeviri, cronache culturali, recensioni letterarie e cinematografiche che attirarono l’attenzione, ammirata o polemica, sul non ancora ventenne M. Nel 1944 fu pubblicata a Trieste la raccolta di racconti Una donna ambiziosa, che riscosse l’apprezzamento di Benco e, con qualche riserva, di Pasolini che considerò il libro «un’ottima preparazione per un futuro romanzo». Nel dopoguerra, racconti di M. uscirono sul foglio «Libertà» (poi «Messaggero Veneto»). Lasciata Udine nel 1950, M. si stabilì a Bologna, dove si laureò in giurisprudenza e iniziò la propria carriera giornalistica presso il quotidiano sportivo «Stadio», pur senza alcuna propensione per lo sport: il giornalismo colto fu la sua vera vocazione   …leggi

Mario Turello


Poesie

 

A Franca

Noi ti troviamo sempre

come un mare, un sole pulito,

una città millenaria:

sei sempre nella nostra casa

che brontoli sul tuo stesso amore.

Sei la nostra giovinezza

Perpetuata nel tempo.

Tornando dalle praterie della vita

ti chiediamo una torta di mele,

il tuo antico sorriso sulla soglia

ci dice che per oggi siamo assolti.

La tua leggendaria

mancanza di volgarità,

sfiori i letti dei tre maschi innamorati di te.

Sei l’unica Sposa dei paraggi

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